La democrazia futurista non può fare a meno del consenso. Per legge.

7 AGO 20
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Sfiancati dai rituali dei progetti, dei programmi e di altri mondi che sono possibili, dalle “lettere al mio Paese”, da visioni della politica più o meno futuribili (new entry, ndr) e da tutta la sequela di ciò che non si può non dire per fare bella figura sui giornali e restare all’asciutto nelle urne, frenati dalla esiguità dei consensi - poco male, se l’elettorato è in gran parte “tutto stupore e meraviglia” - ma confidenti nella superiore intelligenza delle minoranze illuminate, i depositari della sacralità democratica hanno finalmente realizzato quella convergenza attesa da tutto il mondo libero: “la nuova priorità è la legge elettorale”. Una legge “ad oppositionem” che li liberi dall’assillo del consenso.